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Zonazione Napoli

ZONAZIONE SISMICA DI NAPOLI

SOTTOSUOLO

La zonazione sismica dell’area urbana di Napoli è stata eseguita con un metodo ibrido che utilizza la tecnica della somma dei modi nella parte unidimensionale del modello, cioè dalla sorgente fino ai bordi della sezione bidimensionale, e la tecnica delle differenze finite all’interno della sezione (Nunziata, 2004). I sismogrammi calcolati includono i meccanismi focali e la magnitudo della possibile sorgente e la propagazione del campo d’onda completo, onde di volume e superficiali, in un mezzo visco-elastico di cui si conoscono i parametri fisici, in particolare le velocità delle onde sismiche di taglio Vs.

Le fasi principali della ricerca hanno riguardato lo studio della sismicità storica e recente per la definizione del terremoto di scenario (Nunziata, 2007), la raccolta di stratigrafie e dati fisici dei terreni, la misura delle velocità sismiche di taglio con tecniche non distruttive e adatte ai centri urbani (metodo FTAN e inversione non lineare hedgehog) per la valutazione degli effetti di sito (Nunziata et al., 2004).
In particolare, il terremoto del 23 novembre 1980 (Ms=6.9) è di notevole importanza perchè è stato il primo forte terremoto registrato vicino Napoli (stazione accelerometrica di Torre del Greco) ed ha consentito di testare con successo il metodo di calcolo, basato sulla tecnica della somma dei modi ed il mezzo di propagazione dall’Appennino fino a Napoli, su roccia affiorante (ref. in Nunziata, 2004). Questo terremoto ha consentito anche di correlare l’intensità sismica, utilizzata per i terremoti storici, con la magnitudo che misura l’energia di un terremoto.

 

Tenendo conto delle stratigrafie, l’area urbana di Napoli è stata suddivisa in 6 zone, geologicamente omogenee (Nunziata, 2004).
Il calcolo dei sismogrammi sintetici per il terremoto del 1980 (Ms=6.9) è stato effettuato lungo sezioni rappresentative delle 6 zone geologiche riconosciute, assumendo i diversi modelli di Vs misurati in ogni zona per valutarne l’effetto sul moto al suolo.

 

Effetti di amplificazione sismica locale sono stati stimati in termini di amplificazione spettrale, definita come il rapporto tra lo spettro di risposta calcolato lungo la sezione bidimensionale e lo spettro di risposta calcolato per il modello di riferimento unidimensionale. Per uso pratico di utilità ingegneristica, sono state calcolate anche l’amplificazione spettrale media e massima su tutte le amplificazioni. Per il calcolo degli spettri di risposta sono stati utilizzati sia lo smorzamento materiale del 2%, attribuibile alle strutture in muratura, sia del 5%, attribuibile alle strutture in cemento armato.

 

La zona 1, posta ad ovest della città, è caratterizzata da una copertura spessa anche più di un centinaio di metri di materiale piroclastico recente poggiante su sabbie marine oppure, occasionalmente, su tufo giallo napoletano.

 

La zona 2 è caratterizzata da una copertura di prodotti piroclastici recenti e di materiale di riporto poggianti sulla formazione del tufo giallo napoletano. L’orizzonte tufaceo giace mediamente ad una profondità di 15m.

 

La zona 3 si estende nella parte orientale della città: La parte sttentrionale, zona 3N, è caratterizzata da un orizzonte di tufi antichi ad una profondità di circa 40m, sotto una copertura di pozzolana (tufo giallo napoletano) e ignimbrite campana; La parte meridionale, zona 3S, è caratterizzata da tufi vesuviani, sia in facies sciolta che litoide.

 

La zona 4 era, fino al secolo scorso, sotto il livello del mare, di conseguenza il sottosuolo è costituito da sabbie marine poggianti sulla formazione del tufo giallo napoletano, a circa 30m di profondità.

 

La zona 5 comprende il centro storico di Napoli ed è caratterizzato da una copertura di terreni di riporto, spessa fino a 20m, e uno strato di pozzolana poggiati sulla formazione del tufo giallo napoletano, con parecchie cavità (Nunziata et al., 2002).

 

La zona 6 è stata studiata con grande dettaglio per la costruzione del Centro Direzionale dopo il terremoto del 1980. L’area era una palude in seguito prosciugata sia per lo sviluppo urbano sia per la riduzione della portata dei ruscelli. Il sottosuolo presenta variazioni laterali significative ed è costituito soprattutto da terreni di riporto, terreni alluvionali (ceneri, sabbie, torba), pozzolana sciolta e debolmente cementata, tufo giallo e sabbie marine (Nunziata et al., 2000).